la fabbrica era tutta uguale e da qualsiasi parte mandava lo stesso rumore, un affanno, un ansimare forte
E non è lo stesso rumore, un affanno, un ansimare forte quel dentro alto e vuoto che fa oggi la fabbrica, svuotata e "traslocata" all'estero? Albino Saluggia, il protagonista di Memoriale di Paolo Volponi, ce la descrive così la sua fabbrica. A distanza di mezzo secolo un Albino qualunque, operaio Fiat in affanno descriverebbe allo stesso modo, forse, il suo capannone che fa eco dietro alle parole di Sergio Marchionne che se ne vanno dalla sua vita come il rombo del motore di una macchina più potente di quella che lui stesso ha buttato il sangue per costruire.
Ad Albino in Memoriale viene diagnosticata una grave forma di tubercolosi. e questo rischia di escluderlo dal meccanismo della fabbrica e lo conduce ad una vera forma di paranoia. Un operaio di origini albanesi, nel 2010, è morto sul lavoro. La sua fabbrica era a Torino, ma il risarcimento danni che si pagherà alla famiglia è inferiore a quello che avrebbero ricevuto i parenti se fossero stati di nazionalità italiana. Sembra che la legge della fabbrica dica che se un lavoratore proviene da "un'area ad economia depressa" pagare la vita dell'operaio per quello che vale (se è possibile) costituirebbe per i familiari "un ingiustificato arricchimento". La fabbrica deve "equilibrare il risarcimento al reale valore del denaro nell'economia del Paese ove risiedono i danneggiati". Ogni congiunto riceverà 32mila euro, ad ogni congiunto italiano ne sarebbero spettati tra 150 e 300mila di euro. Aveva ragione Albino ad avere le sue paranoie, forse era albanese.
Nichi, invece, è pugliese. E' nato sull'altra sponda dello stesso mare. Ma di fabbriche ne sa qualcosa, così come sa delle persone reali e dei loro problemi. Nichi è un operaio sui generis, però. Porta l'orecchino, parla in terzine dantesche, pare uno che ha letto molti libri e parla anche l'inglese. Racconta la sua fabbrica su Internet e ha tanti amici in Rete. Non si è sposato, perchè l'altra fabbrica, quella delle coscienze, non lo permette. Ama il suo compagno e vive con lui. Nichi crede in Dio ed è cattolico. Conosce operai di molte fabbriche sparse in tutt'Italia, parla con loro e loro lo stanno ad ascoltare. Ieri "ha avuto il cuore in affanno per due immagini: la prima era un garage e la seconda era un plastico" dice. Nichi è il governatore della regione Puglia e lavora, mentre la gente delle fabbriche ronza indifferente.
8 commenti:
Se questa è una dichiarazione di voto nascosta - e neanche troppo - dietro una narrazione letteraria veramente di sinistra, MI PIACE QUESTO ELEMENTO (direi se fossimo su FacciaLibro).
Solo che io avrei usato parole più dure per descrivere il rumore della voce tremenda di Marchionne cui è dato di poter sparlare in tv, su Rai3 da Fazio davanti a milioni di italiani di sinistra ben-pensanti. E forse non a proposito di Nichi ma aimè a proposito di Marchionne.
hai visto il video? perchè ripetersi? purtroppo le parole di marchionne le hanno sentite e lette tutti. ma c'è un'altra fabbrica e altri operai tra i balcani e la puglia che hanno molto in comune (fra poco loro avranno pure sergio)e su cui mi sembrava più urgente puntare i riflettori
Hai ragione, ma sai in Italia c'è della gente un po' confusa, che se parla Marchionne con quella cadenza italo-canadese premettendo di avere una laurea in filosofia [che c'entra io ce l'ho in storia ma non riesco a passare nemmeno un compito di dottorato], finisce per credere che gli operai sono tutti luddisti [che poi non sarebbe male, io lo voterei un partito luddista nell'inverosimile situazione politica italiana di questo XXI secolo].
Insomma, lui che dice che la FIAT ha reso i soldi dei "favoreggiamenti" dello Stato e che ora vuole pure qualcosa indietro, quasi quasi piano piano.
Io mi vergogno di essere italiana e di averla studiata [perché nonostante i compiti di dottorato, l'ho studiata] la storia di questo Paese: oggi tutto è controvertibile, addirittura ciò che è autoevidente come le condizioni di lavoro, la vita delle persone e il fatto che gli operai siano prima di tutto persone.
Mi piacerebbe che Marchionne riflettesse sul fatto che la Serbia non è un Paese da prendere a modello, un Paese che protegge ancora oggi la latitanza dei generali stragisti di Srebrenica, che tiene i bosniaci musulmani nelle enclaves territoriali che strizza l'occhio all'azione militare europea in Kosovo.
Ah ecco, ora mi torna tutto. E' colpa di D'Alema: come ho fatto a non pensarci prima ;)
ok, ora sì che ti sei fatta valere! non a caso ho parlato di balcani e di aree di economia depressa. in serbia un operaio guadagna 400 euro al mese e la vita costa come da noi. ma siccome non ci sono sindacati ed è depressa l'economia marchionne sposta lì le sue fabbriche. non c'è da andare a tirare fuori milosevic e d'alema. oltretutto in memoriale volponi descrive il processo industriale del dopo guerra, contadini che vanno a lavorare in fabbrica...oggi questo è la serbia. marchionne torna agli anni 50 in italia aprendo fabbriche nei balcani. e d'alema c'ha la barca!!!
P.S. In realtà che la colpa fosse di D'Alema l'avevo pensato subito e non solo in riferimento alla Serbia ovviamente, ma temevo di essere tacciata di perseguitare questo povero artigiano della politica di sinistra, lui che spende tante parole per gli operai di Pomigliano, lui che s'è quasi legato - dico quasi perché è intervenuto il suo assistente Montezemolo a fermarlo - davanti allo stabilimento chiedendo che i tre anarco-luddisti venissero reintegrati al loro posto di lavoro.
Quello comodissimo del metalmeccanico sottopagato della efficientissima catena di montaggio, dove quasi quasi si sta così comodi che non servono nemmeno quelle tre pausette da dieci minuti praticissime proposte dall'A.D.
che d'alema non si sia legato ai cancelli della fiat è indubbio. ma vuoi vedere che il criminale percorso industriale italiano è colpa sua? e chi ha pagato la fiat tutti questi anni? e i sindacati dov'erano? e i partiti comunisti? partiti? nessuna giustificazione, per nessuno. speriamo nell'operaio
Ecco, che D'Alema si stato - fortunatamente per poco e non per volontà popolare - presidente del consiglio è un fatto. Ma certo,anche che i governi dagli anni '50 sono stati molti e i sindacati negli ultimi trent'anni hanno perso dignità esattamente quanto i partiti è un altro fatto.
Ma fatto è anche che - e questo la maggioranza di fans del baffo-malefico non può negarlo - D'Alema ha sempre una parola saggia da spendere quando c'è in ballo qualcosa di cui gli aggrada discutere e di solito non è mai un fatto d'importanza sociale - contrariamente al dettato dell'orientamento del partito nel quale milita ["militare nel partito" non si addice a D'Alema, semmai "il se promène dans les salons de la politique"]. Diciamo che spende i suoi giudizi sulla questione della legge elettorale - per mettere i bastoni nelle ruote oleatissime di Nicolino -, per imbeccare il suo segretario troppo ribelle - non lo diresti mai eh - e simili? E tutti a dire: "hai sentito che ha detto D'Alema?" - "D'Alema dice che sarebbe meglio una legge alla tedesca con doppio turno" - "D'Alema domani commenta la regata [e si porco cane, c'ha la barca!!!] e allora si capisce che - fuori dal comune buon senso - per molti lui è il verbo. Allora, siccome non è nato ieri, siccome conosce bene il suo ascendente, siccome ci gioca la sua politica diplomatica per accaparrarsi tutte le fondazioni culturali di questo Paese e siccome è D'Alema, mi spieghi come mai - questo quasi-leader-di-sinistra, questo capro-espiatorio-dei-comunisti, non schiatta a dire mezza parola quando si tratta di "redarguire", "rimproverare" la più grande lobby industriale sul suolo italiano? E, scusami, come mai non riesce a dire la parola "operaio" senza sembrare te quando ingoi per inesperienza culinaria il nocciolo di un'oliva?
Ma quanti commenti!!!!!!
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