Achimporta perchè lo faccio

Continuerò a fare qualcosa senza credere in nulla, e lo farò molto allegramente, perché essere privo del ricatto del domani mi dà un grande sollievo
Pierpaolo Pasolini. Conferenza all'Olivetti

martedì 10 gennaio 2012

Facebook: un database più grande del Kgb

A Max Schrems, studente viennese di 24 anni, si è gelato il sangue nelle vene quando ha chiesto a Facebook tutta l’informazione sul suo conto archiviata in tre anni di vita virtuale. Dopo decine di e-mail all’azienda di Zuckerberg, infatti, si è visto recapitare 1.222 pagine, inclusi messaggi personali che aveva cancellato e che invece erano ancora lì, nella base dati di Facebook, insieme a gusti e opinioni religiose, tutto ricavato dai “mi piace” da lui cliccati e catalogati in 57 categorie.

“Quando si elimina qualcosa da Facebook, il social network lo nasconde perché non sia visibile” spiega Schrems. C’è di più: “Quando un utente scarica i dati personali archiviati, il social network gli restituisce solo le informazioni che secondo le leggi locali gli sarebbe possibile conservare”. Così nessuno sa di avere migliaia di pagine negli archivi, a parte Max. Se lo stesso discorso valesse per tutti gli utenti, cosa probabile, Zuckerberg avrebbe da parte più informazioni del Kgb e della Stasi

Ma qualcosa è cambiato, dopo le denunce contro il colosso della Rete presentate da Max all’Autorità irlandese per la Privacy, che gli ha dato ragione: la sede internazionale di Facebook, che gestisce tutti gli utenti, eccetto quelli di Usa e Canada si trova a Dublino, quindi deve rispettare le leggi europee sulla protezione dei dati, più restrittive di quelle americane. Facebook ha promesso di migliorare la privacy dei circa 500 milioni di utenti coinvolti: maggiore trasparenza, eliminazione dei dati dedotti dal pulsante “mi piace” e limitazione del tempo d’archiviazione. Un grande passo per l’umanità virtuale, secondo Schrems, che ha ottenuto in un colpo molto di più delle Autorità europee. 

Max però non ha rinunciato al suo profilo perché pensa che sia “l’azienda e non gli utenti a dover cambiare”.

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