Achimporta perchè lo faccio

Continuerò a fare qualcosa senza credere in nulla, e lo farò molto allegramente, perché essere privo del ricatto del domani mi dà un grande sollievo
Pierpaolo Pasolini. Conferenza all'Olivetti

mercoledì 8 settembre 2010

Alejandro Sanz canterà in Venezuela?

E qui la domanda è di rito è d'obbligo: A chi importa? Forse (dico forse perché non si sa mai quante ne sapete) non molti conoscono Alejandro Sanz, un cantautore pop spagnolo che fa impazzire le spagnole, e ne consegue che questo post  - che parla di un suo possibile concerto in Venezuela  - non importi a molti. A dirla tutta neanch'io sto con le valigie in mano aspettando di volare a Caracas. A colpirmi è stato piuttosto un cinguettìo sul Twitter di Achimporta inviato da un blogger di El Pais che annunciava il possibile evento legando il nome dell'autore di "vivendo di fretta" a quello di  Hugo Chavez. Ma che c'entra Chavez? E invece c'entra.

A quanto apprendo, infatti, ad opporsi a ché Sanz canti a Caracas è proprio il presidente Chavez in persona che sei anni fa ha avuto a che dire con il cantautore spagnolo su Twitter e gli ha per questo impededito di dare il suo concerto in cartellone per il 1 novembre del 2007. Ma che aveva fatto Alejandro per attirarsi le ire dell'iroso presidente venuezuelano? Vado alla ricerca di vecchie notizie a riguardo.

Ve la racconto: Nel 2004, Chavez rifiutò di indire il Referendum revocatorio contro di lui la cui petizione era stata presentata allora da tre milioni di cittadini elettori venezuelani e da poco aveva aperto il suo account su Twitter. A Alejandro Sanz per l'occasione non gli viene in mente niente di meglio da fare che scrivere al presidente in persona un tweett in cui gli dichiara il suo disappunto per il rifiuto. E le parole con le quali si esprime sono queste: "Non mi piace. Se mi si portassero tre milioni di firme per farmi smettere di cantare io smetterei immediatamente".

Inutile dire che il cinguettìo di Sanz non venne accolto amorevolmente da Chavez che di tutta risposta il giorno dopo iniziò la raccolta di firme perché il cantante smettesse di cantare. Alla sua si sommarono altre ventitrè mila firme. Così, nel 2007, quando ormai era tutto pronto per il concerto indetto a Caracas per il 1 di novembre del 2007, "Il treno del momento", e i biglietti erano già esauriti, all'ultimo momento il governo venezuelano impedì il concerto "per ragioni di sicurezza". Per l'occasione molti artisti tra cui Shakira, Richy Martin, Miguel Bosè e Penelope Cruz solidarizzarono con Sanz e con tutto il pubblico venezuelano.
Ma le cose non cambiarono di una virgola, mentre in tutti questi anni lo scontro tra Alejandro Sanz e Hugo Chavez è proseguito a colpi di tweet. L'utlima battaglia, stando a quanto denuncia lo stesso Sanz iniziò con un attacco di hacher - "un vero esercito" secondo il cantante spagnolo - che lo accusavano di essere fascista.
Pace fatta? E' di sta mattina la notizia dell'invio di un cinguettìo dal profilo di Sanz a quello del presidente Chavez che diceva: "Presidente Chavez, voglio cantare nel suo Paese, me lo permette? Mi dà la sua parola che non succederà niente nè al mio pubblico, né alla mia gente, né a me, né alla mia impresa? Se lei mi dà il permesso e mi dà la sua parola che non succederà niente, chiuderò il mio tour in Venezuela".
Per ora non è pervenuta risposta. Staremo a vedere.
(Nel frattempo, tra il primo scontro venuezuelano ad altri tour mondiali, Sanz è stato accusato di evasione. Costudiva il suo patrimonio in Liechtenstein!)

Che s'ha da fa pe' cantà...

2 commenti:

Erica ha detto...

Di fatto - e contro i miei principi democratici - non credo sia una gran perdita per il Venezuela se 'sto tizio non canta!!!!
Ma in effetti, povero Sanz, lui sì che avrebbe rischiato di sciogliere il cuore gelido e vetero-comunista del piccolo Chavez! Senti là che canzone!

Bah.....ma poi che vuol dire "partìo"? M'importa sì, m'impo!
E.

Alessia Grossi ha detto...

che punto di vista surreale!

partìo sta per partido, in inglese sarebbe broken, in italiano "rOtto"!!!